I Misteri di Mondovì - L'Esoterismo Fenicio.

 

Verso il 264 a.C. i celtoliguri Bagienni vennero coinvolti nello scontro tra Roma e Cartagine, schierandosi inizialmente coi secondi, a differenza dei Taurini alleati di Roma. Nel 218 essi favorirono il passaggio di Annibale.

Nel 218 a.C., così, Annibale cinse d'assedio Taurasia (la Torino celto-ligure). I guerrieri bagienni parteciparono attivamente all'assedio durato tre giorni, che si concluse con lo sterminio totale dei Taurini e la distruzione dell'oppidum. Per i Bagienni, l'aiuto ad Annibale fu il pretesto per eliminare i rivali di sempre. Molti giovani guerrieri bagienni si arruolarono come mercenari nell'esercito punico, attratti dalla promessa di saccheggio contro i Romani.


Silio Italico, nei Punica, li cita come sparsi per saxa Vagienni, i Bagienni sparsi fra le pietre, possibile riferimento sia alle Montagne Sacre, sia ai Monoliti che le sostituivano.


Il coinvolgimento dei Bagienni si fece ancora più profondo verso la fine della guerra. Nel 205 a.C., Magone Barca (fratello minore di Annibale) sbarcò in Liguria con una flotta per tentare di riaprire un secondo fronte contro Roma.

Magone distrusse Genova (alleata romana) e stabilì il suo quartier generale a Savo (Savona) e a Vada Sabatia (Vado Ligure).

Per oltre due anni, la Val Tanaro — controllata dai Bagienni — divenne l'arteria militare segreta che univa il quartier generale cartaginese sul mare con la Pianura Padana. Attraverso le colline di Mondovì transitarono armi, messaggeri punici e rinforzi diretti ai Galli Boi e Insubri insorti.

L'alleanza dei Liguri con Annibale probabilmente sviluppò eventuali culti fenici del territorio, dato anche che questo territorio era fondamentale per attaccare i romani scavalcando la difesa dell'arco delle Alpi, che i romani non erano riusciti a controllare. Annibale, consacrato dal padre a nove anni all'odio totale per Roma, utilizzò per sé il mito di Melkart-Ercole, paragonando nella sua propaganda le sue imprese alle dodici fatiche. I Romani per contro avviarono una campagna contro di lui incentrata sulla sua empietas.


I Romani utilizzarono lo stereotipo del "Cartaginese crudele e perfido" (Punica fides) per dipingere Annibale come un mostro empio. Gli storici latini come Tito Livio gli attribuirono una "crudeltà disumana" e una totale mancanza di rispetto per gli dei e per i giuramenti, collegandosi all'uso dei sacrifici umani da parte cartaginese.


In ogni caso, dopo la vittoria definitiva di Roma a Zama (202 a.C.), il Senato romano avviò una durissima campagna di rappresaglia e pacificazione forzata nel Nord Italia durata decenni, avendo compreso come fosse irrinunciabile il controllo del cerchio magico alpino per la difesa della Penisola.

Nel 173 a.C., il console Marco Popilio Lenate sbaragliò definitivamente le ultime resistenze bagienne. Molti vennero ridotti in schiavitù e deportati (alcuni nuclei vennero forzatamente trasferiti in Emilia, nella zona di Bobbio).

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