I Misteri di Mondovì - L'Esoterismo Romano

 

la città romana non si sovrappose fisicamente alle capanne dell'antico villaggio ligure, ma fu rifondata ex novo nella pianura sottostante. Nacque dall'accordo pacifico e dall'alleanza strategica tra Roma e i Liguri Bagienni per controllare i traffici commerciali verso i valichi alpini.

La vera spinta verso l'assimilazione avviene nell'89 a.C. con la promulgazione della Lex Pompeia de Transpadanis. Ad opera di Gneo Pompeo Strabone (padre di Pompeo Magno), che diede anche ad Alba il proprio nome di Alba Pompeia (il nome significava “città bianca” ma anche “altura fortificata” in celtico).

la Lex Roscia del 49 a.C. promossa da Giulio Cesare è l'atto fondamentale che concesse la piena cittadinanza romana (plenum ius) a tutti gli abitanti della Gallia Cisalpina transpadana, inclusi i Bagienni.

Allo scoppio della guerra civile contro Pompeo, Cesare volle ricompensare e legare a sé le fedeli popolazioni del nord Italia. Con la Lex Roscia dell'inizio del 49 a.C., i Bagienni smisero di avere la sola cittadinanza latina (ottenuta nell'89 a.C.) e diventarono legalmente cittadini romani a tutti gli effetti.

Diventando cittadini, i Bagienni dovettero essere per la prima volta inseriti nelle tribù elettorali romane. In questa fase cesariana, l'intero territorio transpadano venne frammentato e redistribuito tra le varie tribù esistenti (tra cui la stessa Camilia per i centri della zona, come Alba Pompeia). I Bagienni, come singoli cittadini liberi diffusi sul territorio, iniziarono a votare iscritti a quella circoscrizione.



siste un legame etimologico e culturale profondo che unisce la tribù Camilia sia alla figura del camillus (e della camilla) come assistente sacerdotale romano, sia — indirettamente attraverso il mito e la lingua — alla figura letteraria della vergine guerriera Camilla

Secondo le tesi del celebre storico Theodor Mommsen e le fonti classiche, la tribù Camilia (che era una delle antichissime 16 tribù rustiche originarie di Roma) deve il proprio nome alla gens Camilia. Questa famiglia patrizia, a sua volta, trasse il proprio nome direttamente dal termine camillus.

el Libro XI dell'Eneide, Virgilio spiega l'origine del nome della guerriera. Suo padre, il re tiranno Metabo, in fuga con la figlia neonata, decise di consacrarla alla dea della caccia Diana affinché la salvasse. Modificando leggermente il nome della madre della bimba (che si chiamava Casmilla), la battezzò Camilla proprio in virtù del significato religioso del termine: una fanciulla interamente consacrata alla divinità



In seguito, i Romani edificheranno la colonia di Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna) per controllare definitivamente le rotte commerciali della zona.



Gli storici collocano la fondazione tra il 25 a.C. e il 15 a.C. Per convenzione storiografica e municipale, l'anno di fondazione formale è stato fissato all'1 a.C. / 1 d.C. . In questa fase, probabilmente, si ha la diffusione del culto egizio. Augusto ha trionfato su Cleopatra, ultima regima di Egitto, e ha importato dopo Azio il culto della dea Iside, di cui si trovano tracce anche ad Augusta Bagiennorum. Il culto egizio cementa la gloria di Ottaviano Augusto e contribuisce a cancellare le eventuali tracce del culto fenicio.



: Con la nascita della colonia e la creazione della Regio IX Liguria, la tribù Camilia venne associata in modo definitivo, stabile e monumentale all'identità cittadina del nuovo municipio. È da questo momento che il titolo di appartenenza alla Camilia smise di essere solo un diritto politico astratto ereditato da Cesare e divenne il simbolo dell'orgoglio civico inciso sulle lapidi e sui monumenti della piana della Roncaglia.


La Grande Madre si trasformò così in Diana e le “amazzoni celtiche” sue devote ne divennero Vestali. Il Dio Cornuto divenne il Pan classico, il Silvano dei latini, che godette di due templi romani a Vico e Morozzo1. Anche i culti “druidici” celtoliguri si adeguarono: un menhir romanizzato presso Vicoforte riporta la scritta Sex maiori m. f. cam.2.


La scritta si può ragionevolmente interpolare come “Sex maior(es) m(aximum) f(ecerunt) cam(pus)”, ovvero “I Sei Maggiori costituirono il Supremo Campo”, con probabile riferimento al vicino cromlech di Briaglia. È a partire da tale menhir, infatti, che il D’Aquino trovò il cerchio magico di cui era parte. Poco sopra a Benevagienna, sempre sulla Lancia Assiale, nel 100 a.C. i romani crearono inoltre Pollentia (“fortezza, potenza”), la loro roccaforte contro l’Europa celtica. Secondo le leggende Pollentia era protetta da una “rete di sotterranei” in grado di fornirle dall’esterno costanti rifornimenti3 che la rendevano imprendibile; si potrebbe pensare a un’allusione all’energia del ley assiale, convogliata a scopo difensivo sulla fortezza.


Sotto Cesare, i legionari bagienni contribuirono alla definitiva conquista romana dell’Egitto. La Dea Madre celtica, già mutatasi in Diana, si orientalizzò così in Iside, che avrà diversi templi in zona, fra cui uno a Ceva nell’attuale Santa Lucia4 che nelle mura contiene un menhir romanizzato con l’Occhio di Iside, simbolo della vista iniziatica5. Il ruolo svolto dai Bagienni nelle guerre di Augusto in Persia venne premiato con la dignità augustea concessa alla loro capitale nel 14 d.C..


La città viene infatti rifondata come Augusta Bagiennorum, e la pianta romana della nuova città venne orientata con le vie principali allineate ai punti cardinali, secondo lo schema già visto dei ley celesti, venerati anche nell’ermetismo classico di matrice romana. La linea est – ovest segnava infatti il sorgere e il calare del Sole nel solstizio invernale, celebrandolo come Dies Natalis Solis Invictis, Natale del Sole Invincibile, giorno sacro al dio guerriero persiano Mitra, il Sole Nero6, che si era sovrapposto alla figura del Dio Toro. Mitra è infatti tradizionalmente rappresentato nell’atto di sconfiggere un gigantesco toro. Come già accennato, Augusta Bagiennorum è allineata a Mondovì sul meridiano terrestre che le attraversa; così il Cardine Massimo della città si sovrappone alla Lancia Assiale che costituisce il ley nero monregalese. Il ritrovamento di decorazioni con palmizi fa pensare a un culto di Iside attestato anche ad Augusta Bagiennorum.


Col passaggio al cristianesimo la Lancia di Lugh venne trasposta nel culto cristiano sotto le sembianze della Lancia di Longino, il centurione che trafisse il costato di Cristo. Tale lancia invincibile era finita nelle mani di San Maurizio, il comandante moro della Legione Tebea, una legione celtica stanziata a Tebe d’Egitto che, essendosi convertita al cristianesimo, si rifiutò di adorare Diocleziano ad Agaunum (nell’attuale Svizzera) e venne per questo distrutta dal suo generale Massenzio. Nel monregalese tale tradizione gode di una particolare venerazione, dato che il martire locale della Legione Tebea, San Fiorenzo, gode a Bastia Mondovì di una chiesa tardoquattrocentesca che contiene il più vasto ciclo di affreschi del periodo in Piemonte. La Lancia di Longino passò poi a un altro generale romano, Costantino, che divenne poi il primo di una lunga serie di imperatori finalmente cristiani.


La leggenda della Lancia si fonde del resto con quella per cui il 28 ottobre 312 d.C., presso Torino, Costantino vide formarsi in cielo una grande croce luminosa con la scritta greca “con questo segno vincerai”7. Anche questa croce, quindi, potrebbe forse costituire un “mito di transizione” tra la croce celtica come simbolo dell’incrocio di due ley celesti e la croce cristiana. Nel 402 d.C., comunque, la fortezza di Pollenzo e la città di Augusta Bagiennorum vennero distrutte nella grande battaglia di Pollenzo. Nonostante la vittoria dei romani, siamo all’inizio della fine: pochi anni dopo le truppe di Alarico fermate a Pollentia saccheggiarono Roma (410), segnando quello che è ritenuto da diversi storici il vero atto finale della civiltà romana, ben prima del canonico 476 d.C.. 

I secoli bui dell’Alto Medioevo che seguirono, il VI e VII secolo, furono un’età oscura in cui la tradizione esoterica sopravvive nelle forme della stregoneria, che nell’area piemontese e monregalese in particolare si identifica col fenomeno delle “masche” (e, in misura minore, “masconi” maschili): streghe in grado di assumere forma animale (i celebri “animagi” di Harry Potter, in pratica). In modo analogo, sopravvivenze della cultura ermetica, anche qui da noi, permangono nelle eresie gnostiche (che riemergeranno qui da noi più avanti, nei fermenti valdesi e pauperistici in genere) e, per il filone massonico, nell’arte dei mastri costruttori. Ma si tratta di tradizioni orali e latomiche, difficili da tracciare, che consentono una sopravvivenza per quanto incerta dell’antica sapienza.

1 Amedeo Michelotti, Storia di Mondovì, Mondino 1920, p. 11

2 Bruno Vallepiano, Mondovì e le sue valli, L’Arciere 1999, voce “Vicoforte”

3 Amedeo Michelotti, Storia di Mondovì, Mondino 1920, p. 147

4 La santa cristiana in cui Iside sarà trasformata per il comune riferimento alla “luce” degli occhi, nei quali la santa subirà il martirio.

5 Bruno Vallepiano, Mondovì e le sue valli, L’Arciere 1999, p.46

6 Barale, Codebò, Henry De Santis, Augusta Bagiennorum: una città astrologicamente orientata? su Studi Piemontesi, nov. 2001 vol. XXX fasc. 2

7 Messori, Cazzullo, Il mistero di Torino, Mondadori 2004, p. 212

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