La Loggia La Mysterieuse di Torino


15 novembre 1723 (Le "Regie Costituzioni"): Vittorio Amedeo II promulga la prima grande raccolta di leggi del regno. Pur non menzionando espressamente la massoneria (all'epoca non ancora strutturata in Piemonte), il testo vieta tassativamente qualsiasi forma di «adunanza, conventicola o società» non esplicitamente autorizzata dal Sovrano. Questa norma costituirà la base giuridica per tutti i successivi interventi della polizia


1731–1732 (Firenze): Nasce la prima loggia massonica documentata in Italia, nota come la "Loggia degli Inglesi". Viene fondata da residenti britannici sotto la guida di Sir Horace Mann e del barone Philipp von Stosch. Il medico toscano Antonio Cocchi è il primo italiano di cui sia registrata l'iniziazione (4 agosto 1732)

Lord Charles Sackville (Conte di Middlesex): È l'uomo simbolo dello sbarco massonico in Italia. Soggiornò a Firenze durante il suo Grand Tour e, poco prima dell'agosto 1732, fondò la celeberrima "Loggia degli Inglesi"

1733

fondò la celeberrima "Loggia degli Inglesi". Per commemorare l'evento e la sua guida spirituale, la loggia coniò nel 1733 la famosa medaglia Sackville, considerato storicamente il primo gioiello massonico coniato in Italia.

George Seton, 5° Conte di Winton: Nobile scozzese ed esule giacobita (sostenitore della dinastia degli Stuart). Si stabilì a Roma e divenne una delle figure di spicco della "Loggia Giacobita di Roma", fondata attorno al 1733. La loggia accoglieva i viaggiatori britannici cattolici e protestanti tolleranti prima di essere violentemente smantellata dall'Inquisizione nel 1737


1735 (Roma): Viene fondata una loggia giacobita a Roma, composta inizialmente da esuli cattolici sostenitori degli Stuart

1737 (Iniziazione a Londra) — Francesco di Caluso (Marchese di Cavour): Antenato del celebre statista ottocentesco, fu uno dei primissimi aristocratici piemontesi di cui si abbia notizia certa a essere iniziato a Londra nella Premier Grand Lodge of England. Al suo rientro a Torino, portò con sé patenti e testi fondamentali, sebbene costretto a muoversi nel totale anonimato

1738 (La reazione della Chiesa): Papa Clemente XII promulga la bolla "In eminenti apostolatus specula". È la prima scomunica ufficiale contro i massoni, che costringe le officine alla clandestinità o alla protezione dei sovrani illuminati


Il marchese d'Ormea fu l'architetto del giurisdizionalismo sabaudo (politica volta a limitare le ingerenze della Chiesa negli affari dello Stato). Secondo le leggi del Regno di Sardegna, nessun documento pontificio — incluse le bolle di scomunica — poteva avere validità legale sul suolo piemontese senza il "Regio Exequatur" (o Placet), ovvero l'approvazione formale del Re

 D'Ormea e Carlo Emanuele III si rifiutarono di applicare automaticamente la bolla del 1738 solo perché proveniente da Roma. Accettare che il Papa potesse decretare reati, pene o perquisizioni all'interno dello Stato sabaudo senza il consenso della corona avrebbe significato cedere fette di sovranità.

Anziché pubblicare la bolla papale, Carlo Emanuele III, su consiglio di d'Ormea, scelse di contrastare la Libera Muratoria utilizzando le proprie leggi statali e decreti regi. Le riunioni segrete vennero vietate in quanto "associazioni non autorizzate dal sovrano", punibili dalla magistratura ordinaria piemontese e non dai tribunali dell'Inquisizione ecclesiastica.

Il 1738 fu un anno di forti tensioni diplomatiche tra Torino e la Santa Sede. Il marchese d'Ormea stava conducendo una complessa ed estenuante trattativa diplomatica per sanare i vecchi dissidi sui diritti feudali e sulle nomine dei vescovi, che si concluderà solo nel 1741 con lo storico Concordato con Papa Benedetto XIV

In questo scacchiere, la gestione della bolla contro i massoni divenne per d'Ormea anche una pedina di scambio diplomatica


1739 (Iniziazione in Inghilterra) — Tommaso Crudeli: Intellettuale, giurista e poeta toscano. Sebbene non piemontese, la sua figura è storica: fu iniziato in una loggia anglo-fiorentina e divenne il primo martire della massoneria italiana. Arrestato dall'Inquisizione nel 1739 a causa della bolla papale, morì pochi anni dopo per i postumi della prigionia. La sua vicenda spinse molti italiani a preferire l'affiliazione all'estero per motivi di sicurezza


1741 post


Gli "arcieri" della Polizia Civile e gli agenti del Vicariato presidiavano le porte di Torino. Ogni viaggiatore straniero (soprattutto inglese o francese) che alloggiava nelle locande della capitale veniva schedato. La polizia ispezionava regolarmente i registri degli osti per individuare la formazione di insoliti "circoli d'affari" o riunioni private tra stranieri e nobili locali


Il Marchese d'Ormea morì nel maggio del 1745, esattamente quattro anni prima che il Marchese di Bellegarde istituisse la prima loggia regolare savoiarda. 

 Ormea fu l'artefice del celebre Concordato con lo Stato Pontificio (1727). Sotto la sua guida, la corona sabauda rivendicò il ferreo controllo dello Stato su ogni associazione, istituzione o ingerenza esterna, comprese le bolle di scomunica papali. 

Per scalzare il vecchio potere feudale e l'influenza dei Gesuiti, Ormea favorì l'ascesa di una classe dirigente di estrazione magistraturale e burocratica (di cui lui stesso, nobile di provincia ma laureato in legge a Mondovì, era l'emblema)


La loggia madre savoiarda, storicamente nota come Saint-Jean des Trois Mortiers (o Grande Maîtresse Loge aux trois mortiers) di Chambéry, è stata il vero e proprio baricentro della libera muratoria nei territori sotto la corona dei Savoia durante il XVIII secolo

Maggio 1749: Jean-François de Bellegarde (Marchese delle Marches) fonda ufficialmente a Chambéry la loggia Saint-Jean des Trois Mortiers. La sede dei lavori viene stabilita nella fortezza residenziale del Haut-Chaney (proprietà personale dello stesso Bellegarde)

Il nome e lo stemma: Il termine "Trois Mortiers" (Tre Mortai) rimanda a un duplice binario interpretativo: l'araldica della casata nobiliare locale e il simbolismo operativo dei costruttori della pietra.


1750 (Regno di Napoli): Sotto la guida del principe Raimondo di Sangro di Sansevero, la massoneria napoletana si organizza temporaneamente in una Gran Loggia Nazionale, scontrandosi con i divieti borbonici


1752 (Iniziazione a Chambéry / Lione) — 👤 Conte Gabriele Asinari di Bernezzo: Militare e aristocratico piemontese di altissimo rango. Venne iniziato in Savoia (all'epoca territorio sabaudo ma culturalmente francofono) in una loggia di rito francese. Al suo ritorno a Torino, divenne il vero perno della massoneria subalpina.



1756 Primo nucleo clandestino torinese

Sgurgis de Bourcard e i fratelli Giraud: Ufficiali dell'esercito sardo e medici formati in Francia istituirono a Torino la loggia "Saint Jean de la Mystérieuse", operando con una patente non ufficiale legata ad ambienti lionesi. Fu il primo esperimento di "trapianto" dei rituali francesi sul suolo piemontese.

Sgurgis de Bourcard: Ufficiale militare di origine svizzera ma di cultura e formazione massonica francese. Nel 1756 giunse a Torino dove, insieme ad altri ufficiali itineranti che avevano frequentato le logge di Lione, istituì la storica loggia clandestina "Saint Jean de la Mystérieuse", operando con una patente non ufficiale legata ad ambienti lionesi.


Jean-Baptiste Willermoz (Influenza indiretta e delegati): Sebbene il celebre esoterista di Lione non abbia vissuto stabilmente in Italia, la sua rete di emissari francesi fu fondamentale. Attraverso i costanti viaggi commerciali e massonici tra la Francia e il Piemonte, i suoi delegati iniziarono e convertirono al Rito Scozzese Rettificato l'aristocrazia subalpina, compreso il conte Gabriele Asinari di Bernezzo (nominato poi Gran Priore d'Italia).


1763: Viene fondata a Saint-Jean-de-Maurienne la loggia La Parfaite Union. Questa officina nacque principalmente per raccogliere la nobiltà locale e i funzionari amministrativi della strategica valle della Maurienne, garantendo il controllo massonico sul passaggio verso il Moncenisio.


1764: La loggia di Chambéry sperimenta una crescita travolgente tra l'aristocrazia e la magistratura savoiarda. Viene formalmente riconosciuta e promossa al rango di Grande Maîtresse Loge (Loggia Madre) con facoltà di emettere patenti e fondare nuove officine nei territori del ducato

1765 (Maggio): Nasce ad Annecy la loggia La Triple Solitude (successivamente ridenominata La Parfaite Alliance). Questa loggia divenne rapidamente il secondo polo massonico più importante della Savoia dopo Chambéry, attirando l'élite borghese e i proprietari terrieri dell'Alta Savoia.

1765 Fondazione ufficiale della Mysterieuse

Con il fiorire della loggia "Saint Jean de la Mystérieuse", la polizia universitaria infiltrò degli informatori tra gli studenti e i docenti dell'Accademia delle Scienze. I luoghi prediletti per lo spionaggio erano i Caffè cittadini, dove gli infiltrati ascoltavano le conversazioni per intercettare l'uso di parole d'ordine, simbologie geometriche o la circolazione di libri occulti francesi vietati.

Come già accennato, nel Regno di Sardegna vigevano editti regi rigidissimi e la polizia sabauda sorvegliava costantemente i Caffè e le locande. L'aggettivo "Mystérieuse" (Misteriosa) venne scelto dai fondatori proprio per sottolineare e blindare la segretezza assoluta dei loro lavori. Operare nell'ombra era l'unico modo per proteggere l'incolumità, le cariche pubbliche e i beni degli aristocratici e degli scienziati subalpini che la frequentavano


Nella tradizione massonica universale, San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista sono i santi patroni protettori delle logge (da cui l'espressione storica "Logge di San Giovanni" per indicare la massoneria azzurra o simbolica nei primi tre gradi

 il lavoro pratico del muratore (ministerium) è diventato così specialistico e protetto da segreto da essere percepito e chiamato come un vero e proprio "mistero" (mysterion) accessibile solo agli iniziati dell'arte.

La scelta della lingua francese non era casuale. La loggia nacque sotto l'influenza e l'egida della loggia madre Saint-Jean des Trois Mortiers di Chambéry e dei circoli esoterici di Lione. 

Mestiere / Mistero (Mystery / Mystère): In italiano e francese le due parole sembrano distinte, ma nell'inglese medievale e moderno si fondono. Il termine inglese per indicare le corporazioni artigiane medievali era Mystery Plays o Trade Mysteries (le sacre rappresentazioni messe in scena dalle corporazioni


1768: Viene istituita a Carouge (all'epoca città sabauda fondata in chiave anti-ginevrina) la loggia La Parfaite Amitié. Geograficamente vicina a Ginevra, questa officina serviva da avamposto per monitorare e accogliere i massoni in transito tra la Svizzera calvinista e i territori cattolici dei Savoia

1770: Si costituisce a Thonon-les-Bains la loggia Saint-Jean de la Triple Alliance. Situata sulle rive del Lago Lemano, questa officina raccoglieva la nobiltà del Chiablese ed era nota per i suoi fitti scambi culturali con i circoli illuministi francesi e svizzeri.

1773 scisma torinese

1777: Viene fondata a Moutiers (nella Tarantasia) la loggia La Discrétion. Questa piccola officina di montagna nacque sotto l'influenza del misticismo lionese e dell'Ecossismo, che in quegli anni stava trasformando la dottrina della loggia madre di Chambéry

1777 (Iniziazione a Londra / Parigi) — 👤 Giorgio René de Challant: Il barone piemontese, grande bibliofilo, completò la sua formazione muratoria tra la Francia e l'Inghilterra prima di rientrare a Torino, inserendosi nei quadri della Mystérieuse riformata da Asinari di Bernezzo

1778: La loggia savoiarda si distacca progressivamente dalle correnti razionaliste inglesi per farsi ammaliare dall'Ecossismo e dai sistemi esoterici mistico-cristiani provenienti da Lione (il Rito Scozzese Rettificato di Jean-Baptiste Willermoz)

1782: Al Convento di Wilhelmsbad, la delegazione di Chambéry (guidata intellettualmente dalle tesi teosofiche di de Maistre) spinge l'intero asse massonico sabaudo verso una forte impronta spirituale e cattolico-esoterica, in netta opposizione all'Illuminismo radicale francese.

1785 - 1788: Infiltrazione e regolarizzazione a Nizza Marittima. Negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione Francese, la loggia madre di Chambéry estese i suoi brevetti verso il Mediterraneo, entrando in contatto con l'ambiente della storica loggia nizzarda Les Vrais Amis Réunis (fondata originariamente sotto gli auspici inglesi ma influenzata dall'asse massonico sabaudo)

1792: Le truppe rivoluzionarie francesi invadono la Savoia. L'Ancien Régime crolla e la loggia Trois Mortiers è costretta a sospendere i propri lavori e occultare i registri segreti. Molti dei suoi storici membri aristocratici prendono la via dell'esilio o vengono perseguitati.

1794: Le autorità regie a Torino e quelle repubblicane sul versante francese decretano la fine formale della prima grande stagione della massoneria sabauda, le cui carte e verbali rimarranno nascosti per decenni prima di riemergere negli archivi storici della Société Savoisienne d'Histoire et d'Archéologie.

IL FONDATORE: SABATIER DE CABRE, L'AMICO DI ALFIERI

Honoré-Auguste Sabatier de Cabre (1737-1802) è una figura storica e diplomatica di rilievo dell'Ancien Régime francese, noto anche per il suo stretto legame di amicizia con il celebre scrittore piemontese Vittorio Alfieri. La sua carriera si inserisce a pieno titolo nella rete diplomatica della corte di Luigi XVI. [1, 2, 3]

Cronologia della figura storica
  • 1737: Nasce in Francia, esponente di una famiglia provenzale che si distinguerà nella diplomazia e negli affari di stato alla fine del XVIII secolo. [1, 2, 3]
  • 1761 - 1769: Inizia la sua carriera diplomatica ricoprendo l'incarico di segretario d'ambasciata a Torino. È proprio in questo periodo (attorno al 1768-1769) che stringe una profonda amicizia con Vittorio Alfieri. [1, 2]
  • 1771: Si trova a Londra, dove continua a frequentare l'amico Alfieri. In questo periodo, Sabatier de Cabre e suo fratello Jean-Antoine (anch'egli diplomatico) offrono all'autore tragico astigiano una prospettiva colta, cosmopolita e aperta alle idee illuministe. [1]
  • Anni successivi (1770-1780): Prosegue la sua ascesa diplomatica. Svolge incarichi di grande responsabilità per conto della Corona di Francia. [1]
  • 1784: Viene insignito del titolo di cavaliere dell'Ordine di Saint-Hubert de Lorraine et du Barrois. [1]
  • Anni precedenti la Rivoluzione: Viene nominato Ambasciatore di Francia in Russia, presso la corte di Caterina II, un incarico che testimonia la sua abilità e il prestigio raggiunto all'interno dell'apparato diplomatico reale. [1, 2]
  • Periodo rivoluzionario: Successivamente agli eventi che sconvolgono la Francia, serve come ministro a Liège. Nonostante il crollo dell'Ancien Régime, mantiene un ruolo influente nelle relazioni internazionali dell'epoca. [1]
  • 1802: Muore all'età di 65 anni.

onoré-Auguste Sabatier de Cabre ha avuto un ruolo fondamentale nella celebre loggia torinese Saint-Jean de la Mystérieuse. [1, 2]
Sebbene la loggia sia stata ufficialmente istituita a Torino nel dicembre del 1765 per scaturigine della loggia madre Aux trois mortiers di Chambéry, Sabatier de Cabre (all'epoca segretario dell'ambasciata francese) ne divenne il primo Maestro Venerabile e diede il contributo più decisivo per il suo effettivo consolidamento e sviluppo. [1, 2]
I dettagli storici chiave di questa vicenda includono:
  • Il carattere della loggia: Sotto la guida di Sabatier de Cabre, La Mystérieuse assunse un'impronta fortemente aristocratica, cosmopolita e colta. [1]
  • Il legame con la scienza: La loggia divenne un importante punto di ritrovo per gli intellettuali e gli scienziati dell'epoca. Molti dei suoi membri furono tra i fondatori della futura Accademia delle Scienze di Torino. [1]
  • La rete internazionale: La presenza di diplomatici stranieri come Sabatier de Cabre e di militari d'alto rango fu il fattore principale che permise alla Massoneria di radicarsi nel Piemonte del Settecento, nonostante l'ufficiale clima di chiusura della corte sabauda
conte Gamba

Conte Gian Giacomo Marcello Gamba della Perosa rappresenta una delle figure finanziarie e intellettuali più emblematiche del Settecento torinese. All'interno del circuito d'élite della loggia Saint-Jean de la Mystérieuse e della successiva riforma della Stretta Osservanza Templare, Gamba ricoprì la carica cruciale di Tesoriere

  • La via degli "Eletti di Cohen": Insieme a Bernezzo, Gamba si allontanò dalla massoneria puramente amministrativa di impronta inglese per abbracciare l'ala teosofica del mistico francese Martinès de Pasqually. [1]
  • Il tramite con Lione: Il Conte finanziò i viaggi e i contatti logistici con Jean-Baptiste Willermoz (il ricco industriale della seta lionese), agendo come garante economico per l'importazione a Torino dei rituali segreti della Stretta Osservanza Germanica
  • Il canale di credito massonico: Nelle sue memorie, Casanova ricorda spesso come i banchieri legati alle logge fossero gli unici disposti a fargli credito o a scontargli cambiali quando si trovava in fuga o privo di risorse. Gamba della Perosa rappresentò a Torino quel tipo di contatto: un uomo affascinato dall'occultismo che vedeva nell'avventuriero veneziano un iniziato di alto livello

  • ASINARI DI BERNEZZO, ALFIERE DEL MARTINISMO

    Marchese Gabriele Filippo Asinari di Bernezzo: Eletto Gran Maestro per il Piemonte nel 1771 e Venerabile della Mystérieuse. Maestro di casa del re Carlo Emanuele III, fu una figura chiave dell'esoterismo sabaudo

    Il Marchese Carlo Gabriele Filippo Asinari di Bernezzo (1724–1803), talvolta citato semplicemente come Gabriele Asinari di Bernezzo, è stato un'altissima figura di corte del Regno di Sardegna e, sul piano storico-culturale, il principale artefice del radicamento e della regolarizzazione della Massoneria in Piemonte nel XVIII secolo. [1, 2]
    La sua figura si intreccia strettamente con quella del diplomatico Sabatier de Cabre proprio all'interno della loggia torinese Saint Jean de la Mystérieuse. [1, 2]
    Cronologia biografica e storica
    • 1724: Nasce in Piemonte da una delle più influenti e antiche casate aristocratiche di origine astigiana, gli Asinari (titolari del marchesato di Bernezzo). [1, 2]
    • Anni 1750 - 1760: Intraprende la carriera militare e di corte, guadagnando rapidamente la fiducia della dinastia sabauda grazie alla sua assoluta fedeltà e alle sue doti amministrative.
    • 1765: Viene fondata a Torino la loggia Saint Jean de la Mystérieuse. Asinari di Bernezzo vi aderisce fin dai primi anni, rimanendo affascinato dalle correnti esoteriche, occultiste (probabile discepolo di Martinès de Pasqually) e illuministe dell'epoca. [1, 2]
    • 1770: Ottiene l'altissimo incarico di Maggiordomo di Corte del re Carlo Emanuele III. Questa nomina a stretto contatto con il sovrano dimostra come l'aristocrazia massonica piemontese d'alto rango fosse perfettamente integrata nei vertici dello Stato sabaudo. [1, 2]
    • 1771: Viene eletto Maestro Venerabile (e successivamente Gran Maestro) della loggia Saint Jean de la Mystérieuse. Sotto la sua guida, la loggia vive un'intensa fase di rinnovamento economico e culturale, attirando la crème della nobiltà piemontese, militari ed intellettuali (tra cui il compositore Gaetano Pugnani). [1, 2]
    • 1773 - 1774: Compie il passo politico-massonico più importante: aggirando l'influenza della loggia madre francese di Chambéry (Aux trois mortiers), ottiene direttamente dalla Gran Loggia d'Inghilterra a Londra la Patente di Gran Maestro Provinciale per il Piemonte. Questo atto sancisce l'indipendenza e la regolarizzazione della massoneria torinese a livello internazionale, provocando forti proteste da parte dei massoni savoiardi (tra cui il celebre filosofo Joseph de Maistre). [1, 2]
    • 1774 (24 aprile): Sotto il nuovo re Vittorio Amedeo III, viene nominato formalmente Mastro di Cerimonie ed Introduttore degli Ambasciatori della corte sabauda, un ruolo cruciale nella gestione della diplomazia e del protocollo reale. [1]
    • 1775: Viene nominato Presidente del Direttorio della "Stretta Osservanza Templare" per l'Italia settentrionale (una restaurazione cavalleresca ed esoterica interna alla massoneria), collaborando con figure come il medico Sebastiano Giraud e il marchese Alessandro Valperga di Masino. [1, 2]
    • 1792: In tarda età, continua a ricoprire importanti ruoli filantropici ed economici a Torino; i verbali dell'epoca lo registrano attivo come Economo della Congregazione del Soccorso per l'educazione delle giovani. [1]
    • 1803: Muore all'età di 79 anni, assistendo negli ultimi anni della sua vita al totale sconvolgimento dell'Ancien Régime a causa dell'invasione napoleonica in Piemonte. [1]
    Il nome di Gabriele Asinari di Bernezzo è rimasto talmente legato alla storia iniziatica e culturale del territorio che la ⁠Gran Loggia Regolare d'Italia (GLRI) ha eretto in suo onore e memoria una loggia ufficiale tuttora attiva (la Loggia Gabriele Asinari da Bernezzo n. 318), che si riunisce storicamente nell'area di Poirino/Ternavasso

    Lo scontro tra il Marchese Gabriele Filippo Asinari di Bernezzo e il celebre filosofo, magistrato e pensatore controrivoluzionario Joseph de Maistre (all'epoca giovane e attivo massone a Chambéry) rappresenta uno dei capitoli politici più accesi e affascinanti della storia della libera muratoria settecentesca nel Regno di Sardegna. [1]
    Questo conflitto non fu una disputa dottrinale o filosofica, ma una vera e propria guerra di giurisdizione e potere geopolitico per il controllo delle logge del territorio sabaudo. [1]
    Il contesto: La sottomissione torinese alla Savoia
    Fino al 1773, la geografia massonica del Regno di Sardegna ribaltava i reali equilibri politici dello Stato. Torino, la capitale del regno, non era indipendente dal punto di vista iniziatico. La loggia torinese Saint-Jean de la Mystérieuse era stata fondata nel 1765 come "figlia" della loggia madre Aux trois mortiers di Chambéry, in Savoia. [1, 2]
    I massoni savoiardi – tra i quali spiccava l'aristocrazia locale e un giovane Joseph de Maistre (iniziato con il nome di Frère Josephus a Floribus) – rivendicavano orgogliosamente la propria supremazia e il diritto di governo e tassazione sulle logge piemontesi. [1]
    La mossa politica di Bernezzo (1773)
    Gabriele Asinari di Bernezzo, nominato Maestro Venerabile della loggia torinese, considerava intollerabile che i nobili della capitale sottomettessero la propria autorità a una provincia come la Savoia. Nel 1773, sfruttando i suoi canali diplomatici e i legami della corte torinese con l'Inghilterra, Bernezzo compì un vero e proprio "colpo di stato" massonico: [1, 2]
    • Scavalcò completamente la loggia madre di Chambéry.
    • Si rivolse direttamente alla Gran Loggia d'Inghilterra a Londra.
    • Ottenne la Patente di Gran Maestro Provinciale per il Piemonte, rendendo Torino totalmente indipendente da Chambéry e sottomettendo, di fatto, le altre realtà locali alla sua nuova autorità piemontese. [1]
    La reazione e l'ira di Joseph de Maistre
    La mossa di Bernezzo privò Chambéry della sua egemonia e del prestigio internazionale, scatenando una durissima reazione in Savoia. Joseph de Maistre divenne il portavoce di questa protesta, esprimendo il proprio dissenso attraverso lettere vibranti e memorie infuocate inviate ai vertici massonici. [1]
    I punti centrali dell'attacco di de Maistre e dei savoiardi contro Bernezzo furono:
    1. L'accusa di illegalità: De Maistre sosteneva che l'atto di Bernezzo violasse i patti costitutivi e la gerarchia tradizionale della massoneria sabauda, definendo la mossa piemontese come un atto d'orgoglio ingiustificato.
    2. La difesa dell'autonomia savoiarda: De Maistre non accettava che il polo culturale e iniziatico della Savoia venisse declassato o assorbito dalle nuove ambizioni centraliste di Torino.
    3. Il conflitto interno alla "Stretta Osservanza": Lo scontro proseguì negli anni successivi quando la massoneria virò verso i riti templari ed esoterici della Stretta Osservanza Germanica. Anche in quel caso, Bernezzo riuscì a farsi nominare Presidente del Direttorio per l'Italia settentrionale, mentre de Maistre (noto con il nome iniziatico di Eques a Floribus) cercava di mantenere una linea più orientata verso il misticismo cristiano di Jean-Baptiste Willermoz. [1]
    L'esito dello scontro
    Nonostante le proteste e l'indubbia superiorità intellettuale e retorica di Joseph de Maistre, la vittoria politica fu totale per il Marchese di Bernezzo. Forte del suo ruolo di primo piano alla corte del Re di Sardegna (era Mastro di Cerimonie del sovrano), Bernezzo impose la centralità di Torino. [1]
    Chambéry dovette rassegnarsi a perdere il controllo sul Piemonte. Questo scontro istituzionale accelerò la trasformazione della massoneria torinese in un club d'élite strettamente legato al potere regio, lo stesso ambiente che pochi anni prima aveva accolto e influenzato la formazione del diplomatico Sabatier de Cabre
    Porta in loggia
    L'alta aristocrazia piemontese
    • Principe Alfonso Dal Pozzo della Cisterna: Esponente di una delle casate principesche più ricche e prestigiose del Piemonte. [1]
    • Marchese Carlo Giuseppe Falletti di Barolo: Membro di spicco della storica dinastia legata alle sorti dinastiche ed economiche di Torino. [1]
    • Marchese Alessio San Martino Provana di Parella: Appartenente a una delle famiglie più antiche e influenti della nobiltà di spada. [1]
    • Marchese Giuseppe Ludovico Arborio di Gattinara di Breme: Famiglia di grandissimo peso politico alla corte sabauda. [1]
    • Conte Gian Giacomo Gamba della Perosa: Rappresentante di una nobiltà strettamente legata alla terra e al servizio dello Stato. [1]
    • Conte Vittorio Ferdinando Villa della Villa di Villastellone: Altro illustre dignitario sabaudo. [1]
    • I Marchesi di Masino (Ignazio e Giovanni Alessandro Valperga di Masino): Esponenti del potentissimo ramo dei Valperga, legatissimi alle dinamiche dinastiche sabaude. [1]
    • Conte Carlo Gianazzo di Pamparato: Legato alle famiglie nobiliari del monregalese e del cuneese
    1775–1780: Vive l'apice della frequentazione dei circoli massonico-esoterici coordinati dal Marchese di Bernezzo. Carlo Giuseppe (e suo fratello, il Cavalier Giuseppe Luigi Antonio Gianazzo di Pamparato) viene ammesso nel Capitolo della Stretta Osservanza Templare. Riceve un nome d'ordine in latino e l'araldica massonica d'ordinanza per partecipare ai lavori esoterici segreti
    I "Borghesi di Spessore" cooptati dai Nobili
    Bernezzo non limitò la loggia ai soli titoli di sangue, ma vi integrò figure dall'altissimo valore culturale e professionale per elevare l'influenza intellettuale del gruppo. Fra questi spiccavano: [, 2]
    • Sebastiano Giraud: Medico pinerolese stimatissimo che, pur godendo solo di nobiltà personale, divenne uno dei massimi ideologi ed esoteristi della massoneria settentrionale dell'epoca.
    • Gaetano Pugnani: Celebre violinista e Maestro della Cappella Reale di Torino, inserito perfettamente in questo club esclusivo
    Sebastiano Giraud (1735–1803) rappresenta una delle figure intellettuali più poliedriche, affascinanti e influenti del Settecento piemontese. [1]
    Originario di Pinerolo, pur godendo solo di un titolo di nobiltà personale e non di sangue, riuscì a imporsi come la mente ideologica ed esoterica della massoneria piemontese, lavorando a stretto contatto con il Marchese Gabriele Asinari di Bernezzo. Fu un medico stimato, scienziato d'avanguardia e, sul finire della vita, un convinto rivoluzionario giacobino

    Il medico illuminista e il mesmerismo
    Dal punto di vista scientifico, Giraud fu un medico di grande rilievo nella Torino dell'epoca, tanto da essere nominato socio corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino nel 1801 e socio dell'Accademia d'Agricoltura. [1]
    Fu uno dei più accesi e noti sostenitori in Piemonte del mesmerismo (la teoria del "magnetismo animale" formulata da Franz Anton Mesmer). Questa disciplina, sospesa tra medicina e suggestione, cercava di curare le malattie incanalando un presunto fluido invisibile e universale. Per Giraud, la scienza medica doveva unire l'osservazione empirica con le energie invisibili della natura, un approccio che rifletteva perfettamente la sua mentalità esoterica.

    L'ideologo della massoneria e la rete dei templari
    Mentre Bernezzo gestiva le relazioni politiche ed esterne, Giraud era il vero e proprio motore dottrinale e rituale delle logge torinesi. Il suo percorso iniziatico fu straordinariamente denso: [1]
    • Gli Eletti di Cohen e il misticismo lionese: Insieme a Bernezzo, si avvicinò al gruppo esoterico di Lione fondato dal teosofo Martinès de Pasqually (Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo). Divenne l'anello di congiunzione tra Torino e Jean-Baptiste Willermoz, l'influente mercante di seta lionese che riformò la massoneria in chiave mistico-cristiana. [1]
    • La Stretta Osservanza Templare: Quando a Torino prese piede la riforma tedesca della Stretta Osservanza (che univa la massoneria a una pretesa eredità dei Cavalieri Templari), Giraud divenne l'anima operativa del Direttorio per l'Italia settentrionale. Il suo stemma rituale e la sua "arma" esoterica simboleggiavano la sua altissima autorità nel sistema cavalleresco della loggia. [1, 2]
    • Gli Illuminati di Baviera: La sete di conoscenza e riforme lo portò ad aderire anche al celebre ed enigmatico ordine degli Illuminati di Baviera (la setta radicale e razionalista fondata da Adam Weishaupt). In questa struttura segreta Giraud assunse il nome iniziatico di fratello Eques a Serpente, un esplicito richiamo al Caduceo e al serpente della tradizione medica, uniti al titolo cavalleresco (Eques)
    a svolta rivoluzionaria e repubblicana
    Mentre molti nobili della loggia La Mystérieuse rimasero fedeli alla Corona sabauda, Giraud vide nelle idee dell'Illuminismo e della Massoneria lo strumento per abbattere le ingiustizie dell'Ancien Régime.
    Con l'arrivo della Rivoluzione Francese e delle truppe napoleoniche in Piemonte (1798), Giraud uscì dall'ombra delle logge segrete per impegnarsi nella politica attiva: []
    • Si dichiarò un repubblicano convinto.
    • Sostenne apertamente l'annessione del Piemonte alla Francia.
    • Ricevette dal nuovo governo repubblicano l'incarico di guidare la riforma del sistema scolastico piemontese.
    • Tra il 1800 e il 1803 fu membro attivo di diverse commissioni governative per riorganizzare lo Stato su basi laiche e moderne. []
    Morì a Torino il 18 settembre 1803, pochi mesi dopo il suo antico compagno di loggia, il Marchese di Bernezzo, lasciando il segno come l'uomo che più di ogni altro cercò di fondere la medicina, l'esoterismo dei templari e l'impegno politico repubblicano in un'unica, coerente visione del mondo. [1]

    Torino è stata la prima città in Italia a ospitare circoli strutturati ed esperimenti dedicati al magnetismo animale. Questo primato si deve quasi interamente all'iniziativa di Sebastiano Giraud, che tra il 1780 e il 1790 introdusse e praticò attivamente questa dottrina nella capitale sabauda

    Giraud utilizzava il mesmerismo come un'estensione della sua professione medica, cercando di curare patologie nervose, paralisi e disturbi psicosomatici. La sua tecnica ricalcava quella appresa dai circoli mesmerici francesi (in particolare dalla Società dell'Armonia di Nicolas Bergasse a Lione, con cui la massoneria torinese aveva canali aperti): [1]
    • I "Passi" magnetici: Giraud si posizionava di fronte al paziente e faceva scorrere le mani a breve distanza dal suo corpo, dalla testa verso le estremità, convinto di poter "spostare" e sbloccare il fluido vitale accumulato. [1, 2]
    • Il contatto visivo e la trance: Fissava intensamente il paziente negli occhi per stabilire un "rapporto magnetico". Questo stato provocava spesso nei soggetti sonnolenza, uno stato di forte suggestione o una vera e propria trance ipnotica (quello che più tardi verrà chiamato sonnambulismo artificiale)
    GIRAUD CONTRO I MONREGALESI

    Il rapporto tra Sebastiano Giraud, Gian Francesco Cigna e il celebre fisico scolopio padre Giambatista Beccaria rappresenta lo scontro – e al tempo stesso l'intreccio – tra due visioni opposte della scienza nel Settecento piemontese.
    Mentre Beccaria e Cigna incarnavano la rigida ortodossia della fisica sperimentale e dell'elettricismo, Giraud tentava di piegare quelle stesse scoperte fisiche verso territori esoterici e terapeutici attraverso il mesmerismo. Questo triangolo di relazioni si sviluppa lungo linee ben precise
    • Giambatista Beccaria (1716–1781): Chiamato alla cattedra di Fisica all'Università di Torino da Carlo Emanuele III, fu colui che modernizzò la scienza piemontese introducendo il metodo galileiano e la fisica sperimentale di Benjamin Franklin. Beccaria era ossessionato dallo studio quantitativo del fluido elettrico. [1, 2]
    • Gian Francesco Cigna (1734–1790): Fu il più brillante allievo e assistente di Beccaria. Cigna divenne celebre non solo per le sue ricerche anatomiche, ma soprattutto perché nel 1757 fu tra i tre giovanissimi fondatori (insieme al matematico Joseph-Louis Lagrange e al chimico Saluzzo di Monesiglio) della Società Privata Torinese, che nel 1783 si trasformò ufficialmente nell'Accademia delle Scienze di Torino. [1, 2]
    Nonostante il legame maestro-allievo, Beccaria e Cigna entrarono in dura polemica scientifica. Beccaria difendeva la teoria di Franklin a un solo fluido elettrico, mentre Cigna abbracciò l'ipotesi dei due fluidi (positivo e negativo) di Robert Symmer. Tuttavia, entrambi condividevano lo stesso imperativo: la scienza progredisce solo con il calcolo, la misura e l'esperimento empirico in laboratorio. [1, 2]

    2. Il "corto circuito" di Giraud: Dall'elettricità al fluido vitale
    È in questo tessuto accademico che si innesta la figura di Sebastiano Giraud. Giraud non era un estraneo per Cigna e la sua cerchia: era un medico stimato e aggiornato, tanto che decenni dopo l'Accademia delle Scienze stessa lo avrebbe accolto come socio corrispondente. [1]
    Il contrasto sorse quando Giraud tentò di fare un "salto logico" che l'ortodossia scientifica torinese non poteva tollerare:
    • Beccaria e Cigna avevano dimostrato che i corpi viventi possiedono ed emettono elettricità (studi sul sistema nervoso e sulla magnetizzazione tramite scariche elettriche). [1]
    • Giraud utilizzò queste scoperte come "prova" a sostegno del mesmerismo. Per Giraud, il magnetismo animale di Mesmer era la naturale prosecuzione dell'elettricismo di Beccaria. Se esisteva un fluido elettrico che muoveva i nervi, doveva esistere un fluido universale invisibile capace di guarire i corpi. [1, 2, 3, 4]
    Mentre Cigna cercava di mappare il corpo umano con il rigore dell'anatomia, Giraud operava nelle logge massoniche (con il Marchese di Bernezzo) applicando la trance e l'imposizione delle mani sui pazienti torinesi

    Finché fu in vita, Giambatista Beccaria (morto nel 1781) esercitò un ferreo controllo dogmatico sulla fisica torinese, impedendo che derive mistiche intaccassero l'ateneo. Gian Francesco Cigna continuò su questa linea rigorosa fino alla sua morte nel 1790

    Tuttavia, la storia diede a Giraud una parziale rivincita istituzionale: con la caduta dell'Ancien Régime e l'instaurazione della Repubblica Subalpina nel 1798, la vecchia rigidezza accademica sabauda crollò. Giraud, da giacobino convinto, ottenne ruoli di primissimo piano proprio nella riorganizzazione dell'istruzione pubblica e fu integrato in quell'Accademia delle Scienze che Cigna aveva fondato, sancendo – almeno temporaneamente – la fusione tra lo scienziato repubblicano e l'antico magnetizzatore delle logge
    Un esperimento fondamentale che segnò profondamente il panorama scientifico torinese dell'epoca, e che Sebastiano Giraud utilizzò abilmente per giustificare le teorie del mesmerismo, riguarda gli esperimenti pionieristici di Giambatista Beccaria sulla contrazione muscolare tramite scarica elettrica nei corpi organizzati (animali). [1, 2]
    Questi studi, pubblicati decenni prima dei celebri esperimenti di Luigi Galvani, sono descritti nel capolavoro del fisico scolopio, il volume del 1753 intitolato Dell'elettricismo artificiale e naturale
    Per dimostrare l'azione del "fuoco elettrico" sui sistemi biologici, Beccaria conduceva esperimenti su animali appena decapitati o su arti recisi. L'esperimento più famoso e spettacolare – ripetuto spesso nelle sue dimostrazioni pubbliche – consisteva nell'applicare una scarica elettrica artificiale (generata da macchine a strofinio o, successivamente, accumulata tramite la bottiglia di Leida) ai nervi della zampa di un gallo.
    Honoré-Auguste Sabatier de Cabre (1737-1802) è una figura storica e diplomatica di rilievo dell'Ancien Régime francese, noto anche per il suo stretto legame di amicizia con il celebre scrittore piemontese Vittorio Alfieri. La sua carriera si inserisce a pieno titolo nella rete diplomatica della corte di Luigi XVI. [1, 2, 3]
    Cronologia della figura storica
    • 1737: Nasce in Francia, esponente di una famiglia provenzale che si distinguerà nella diplomazia e negli affari di stato alla fine del XVIII secolo. [1, 2, 3]
    • 1761 - 1769: Inizia la sua carriera diplomatica ricoprendo l'incarico di segretario d'ambasciata a Torino. È proprio in questo periodo (attorno al 1768-1769) che stringe una profonda amicizia con Vittorio Alfieri. [1, 2]
    • 1771: Si trova a Londra, dove continua a frequentare l'amico Alfieri. In questo periodo, Sabatier de Cabre e suo fratello Jean-Antoine (anch'egli diplomatico) offrono all'autore tragico astigiano una prospettiva colta, cosmopolita e aperta alle idee illuministe. [1]
    • Anni successivi (1770-1780): Prosegue la sua ascesa diplomatica. Svolge incarichi di grande responsabilità per conto della Corona di Francia. [1]
    • 1784: Viene insignito del titolo di cavaliere dell'Ordine di Saint-Hubert de Lorraine et du Barrois. [1]
    • Anni precedenti la Rivoluzione: Viene nominato Ambasciatore di Francia in Russia, presso la corte di Caterina II, un incarico che testimonia la sua abilità e il prestigio raggiunto all'interno dell'apparato diplomatico reale. [1, 2]
    • Periodo rivoluzionario: Successivamente agli eventi che sconvolgono la Francia, serve come ministro a Liège. Nonostante il crollo dell'Ancien Régime, mantiene un ruolo influente nelle relazioni internazionali dell'epoca. [1]
    • 1802: Muore all'età di 65 anni. [1]
    L'eredità familiare e culturale
    Oltre che per la sua carriera, Sabatier de Cabre è ricordato nella storia familiare per essere stato il suocero dell'archeologo e diplomatico Alexandre de Laborde e il nonno di Léon de Laborde (noto direttore generale degli Archivi Francesi). Inoltre, gli archivi ufficiali conservano un importante fondo di documenti e carteggi che testimoniano le sue fitte corrispondenze (ad esempio con il duca di Praslin, ministro della Marina) durante gli anni torinesi. [1]
    Sì, è vero: Honoré-Auguste Sabatier de Cabre ha avuto un ruolo fondamentale nella celebre loggia torinese Saint-Jean de la Mystérieuse. [1, 2]
    Sebbene la loggia sia stata ufficialmente istituita a Torino nel dicembre del 1765 per scaturigine della loggia madre Aux trois mortiers di Chambéry, Sabatier de Cabre (all'epoca segretario dell'ambasciata francese) ne divenne il primo Maestro Venerabile e diede il contributo più decisivo per il suo effettivo consolidamento e sviluppo. [1, 2]
    I dettagli storici chiave di questa vicenda includono:
    • Il carattere della loggia: Sotto la guida di Sabatier de Cabre, La Mystérieuse assunse un'impronta fortemente aristocratica, cosmopolita e colta. [1]
    • Il legame con la scienza: La loggia divenne un importante punto di ritrovo per gli intellettuali e gli scienziati dell'epoca. Molti dei suoi membri furono tra i fondatori della futura Accademia delle Scienze di Torino. [1]
    • La rete internazionale: La presenza di diplomatici stranieri come Sabatier de Cabre e di militari d'alto rango fu il fattore principale che permise alla Massoneria di radicarsi nel Piemonte del Settecento, nonostante l'ufficiale clima di chiusura della corte sabauda. [1, 2]
    Questo retroscena spiega anche l'ambiente intellettuale e segreto in cui si muoveva l'amico Vittorio Alfieri durante gli anni della loro frequentazione a Torino. [1, 2]

    Il Marchese Carlo Gabriele Filippo Asinari di Bernezzo (1724–1803), talvolta citato semplicemente come Gabriele Asinari di Bernezzo, è stato un'altissima figura di corte del Regno di Sardegna e, sul piano storico-culturale, il principale artefice del radicamento e della regolarizzazione della Massoneria in Piemonte nel XVIII secolo. [1, 2]
    La sua figura si intreccia strettamente con quella del diplomatico Sabatier de Cabre proprio all'interno della loggia torinese Saint Jean de la Mystérieuse. [1, 2]
    Cronologia biografica e storica
    • 1724: Nasce in Piemonte da una delle più influenti e antiche casate aristocratiche di origine astigiana, gli Asinari (titolari del marchesato di Bernezzo). [1, 2]
    • Anni 1750 - 1760: Intraprende la carriera militare e di corte, guadagnando rapidamente la fiducia della dinastia sabauda grazie alla sua assoluta fedeltà e alle sue doti amministrative.
    • 1765: Viene fondata a Torino la loggia Saint Jean de la Mystérieuse. Asinari di Bernezzo vi aderisce fin dai primi anni, rimanendo affascinato dalle correnti esoteriche, occultiste (probabile discepolo di Martinès de Pasqually) e illuministe dell'epoca. [1, 2]
    • 1770: Ottiene l'altissimo incarico di Maggiordomo di Corte del re Carlo Emanuele III. Questa nomina a stretto contatto con il sovrano dimostra come l'aristocrazia massonica piemontese d'alto rango fosse perfettamente integrata nei vertici dello Stato sabaudo. [1, 2]
    • 1771: Viene eletto Maestro Venerabile (e successivamente Gran Maestro) della loggia Saint Jean de la Mystérieuse. Sotto la sua guida, la loggia vive un'intensa fase di rinnovamento economico e culturale, attirando la crème della nobiltà piemontese, militari ed intellettuali (tra cui il compositore Gaetano Pugnani). [1, 2]
    • 1773 - 1774: Compie il passo politico-massonico più importante: aggirando l'influenza della loggia madre francese di Chambéry (Aux trois mortiers), ottiene direttamente dalla Gran Loggia d'Inghilterra a Londra la Patente di Gran Maestro Provinciale per il Piemonte. Questo atto sancisce l'indipendenza e la regolarizzazione della massoneria torinese a livello internazionale, provocando forti proteste da parte dei massoni savoiardi (tra cui il celebre filosofo Joseph de Maistre). [1, 2]
    • 1774 (24 aprile): Sotto il nuovo re Vittorio Amedeo III, viene nominato formalmente Mastro di Cerimonie ed Introduttore degli Ambasciatori della corte sabauda, un ruolo cruciale nella gestione della diplomazia e del protocollo reale. [1]
    • 1775: Viene nominato Presidente del Direttorio della "Stretta Osservanza Templare" per l'Italia settentrionale (una restaurazione cavalleresca ed esoterica interna alla massoneria), collaborando con figure come il medico Sebastiano Giraud e il marchese Alessandro Valperga di Masino. [1, 2]
    • 1792: In tarda età, continua a ricoprire importanti ruoli filantropici ed economici a Torino; i verbali dell'epoca lo registrano attivo come Economo della Congregazione del Soccorso per l'educazione delle giovani. [1]
    • 1803: Muore all'età di 79 anni, assistendo negli ultimi anni della sua vita al totale sconvolgimento dell'Ancien Régime a causa dell'invasione napoleonica in Piemonte. [1]
    L'eredità nel tempo
    Il nome di Gabriele Asinari di Bernezzo è rimasto talmente legato alla storia iniziatica e culturale del territorio che la ⁠Gran Loggia Regolare d'Italia (GLRI) ha eretto in suo onore e memoria una loggia ufficiale tuttora attiva (la Loggia Gabriele Asinari da Bernezzo n. 318), che si riunisce storicamente nell'area di Poirino/Ternavasso. [1, 2]

    Lo scontro tra il Marchese Gabriele Filippo Asinari di Bernezzo e il celebre filosofo, magistrato e pensatore controrivoluzionario Joseph de Maistre (all'epoca giovane e attivo massone a Chambéry) rappresenta uno dei capitoli politici più accesi e affascinanti della storia della libera muratoria settecentesca nel Regno di Sardegna. [1]
    Questo conflitto non fu una disputa dottrinale o filosofica, ma una vera e propria guerra di giurisdizione e potere geopolitico per il controllo delle logge del territorio sabaudo. [1]
    Il contesto: La sottomissione torinese alla Savoia
    Fino al 1773, la geografia massonica del Regno di Sardegna ribaltava i reali equilibri politici dello Stato. Torino, la capitale del regno, non era indipendente dal punto di vista iniziatico. La loggia torinese Saint-Jean de la Mystérieuse era stata fondata nel 1765 come "figlia" della loggia madre Aux trois mortiers di Chambéry, in Savoia. [1, 2]
    I massoni savoiardi – tra i quali spiccava l'aristocrazia locale e un giovane Joseph de Maistre (iniziato con il nome di Frère Josephus a Floribus) – rivendicavano orgogliosamente la propria supremazia e il diritto di governo e tassazione sulle logge piemontesi. [1]
    La mossa politica di Bernezzo (1773)
    Gabriele Asinari di Bernezzo, nominato Maestro Venerabile della loggia torinese, considerava intollerabile che i nobili della capitale sottomettessero la propria autorità a una provincia come la Savoia. Nel 1773, sfruttando i suoi canali diplomatici e i legami della corte torinese con l'Inghilterra, Bernezzo compì un vero e proprio "colpo di stato" massonico: [1, 2]
    • Scavalcò completamente la loggia madre di Chambéry.
    • Si rivolse direttamente alla Gran Loggia d'Inghilterra a Londra.
    • Ottenne la Patente di Gran Maestro Provinciale per il Piemonte, rendendo Torino totalmente indipendente da Chambéry e sottomettendo, di fatto, le altre realtà locali alla sua nuova autorità piemontese. [1]
    La reazione e l'ira di Joseph de Maistre
    La mossa di Bernezzo privò Chambéry della sua egemonia e del prestigio internazionale, scatenando una durissima reazione in Savoia. Joseph de Maistre divenne il portavoce di questa protesta, esprimendo il proprio dissenso attraverso lettere vibranti e memorie infuocate inviate ai vertici massonici. [1]
    I punti centrali dell'attacco di de Maistre e dei savoiardi contro Bernezzo furono:
    1. L'accusa di illegalità: De Maistre sosteneva che l'atto di Bernezzo violasse i patti costitutivi e la gerarchia tradizionale della massoneria sabauda, definendo la mossa piemontese come un atto d'orgoglio ingiustificato.
    2. La difesa dell'autonomia savoiarda: De Maistre non accettava che il polo culturale e iniziatico della Savoia venisse declassato o assorbito dalle nuove ambizioni centraliste di Torino.
    3. Il conflitto interno alla "Stretta Osservanza": Lo scontro proseguì negli anni successivi quando la massoneria virò verso i riti templari ed esoterici della Stretta Osservanza Germanica. Anche in quel caso, Bernezzo riuscì a farsi nominare Presidente del Direttorio per l'Italia settentrionale, mentre de Maistre (noto con il nome iniziatico di Eques a Floribus) cercava di mantenere una linea più orientata verso il misticismo cristiano di Jean-Baptiste Willermoz. [1]
    L'esito dello scontro
    Nonostante le proteste e l'indubbia superiorità intellettuale e retorica di Joseph de Maistre, la vittoria politica fu totale per il Marchese di Bernezzo. Forte del suo ruolo di primo piano alla corte del Re di Sardegna (era Mastro di Cerimonie del sovrano), Bernezzo impose la centralità di Torino. [1]
    Chambéry dovette rassegnarsi a perdere il controllo sul Piemonte. Questo scontro istituzionale accelerò la trasformazione della massoneria torinese in un club d'élite strettamente legato al potere regio, lo stesso ambiente che pochi anni prima aveva accolto e influenzato la formazione del diplomatico Sabatier de Cabre. [1]


    Sotto la maestranza del Marchese Gabriele Filippo Asinari di Bernezzo, la loggia torinese Saint-Jean de la Mystérieuse riuscì a raccogliere il vertice assoluto – la vera e propria crème – dell'aristocrazia subalpina, oltre a figure chiave dell'amministrazione e della diplomazia del Regno di Sardegna. [1]
    Tra i nobili e le personalità più illustri che Bernezzo portò o che comunque condivisero con lui i lavori in loggia figurano: [1, 2]
    L'alta aristocrazia piemontese
    • Principe Alfonso Dal Pozzo della Cisterna: Esponente di una delle casate principesche più ricche e prestigiose del Piemonte. [1]
    • Marchese Carlo Giuseppe Falletti di Barolo: Membro di spicco della storica dinastia legata alle sorti dinastiche ed economiche di Torino. [1]
    • Marchese Alessio San Martino Provana di Parella: Appartenente a una delle famiglie più antiche e influenti della nobiltà di spada. [1]
    • Marchese Giuseppe Ludovico Arborio di Gattinara di Breme: Famiglia di grandissimo peso politico alla corte sabauda. [1]
    • Conte Gian Giacomo Gamba della Perosa: Rappresentante di una nobiltà strettamente legata alla terra e al servizio dello Stato. [1]
    • Conte Vittorio Ferdinando Villa della Villa di Villastellone: Altro illustre dignitario sabaudo. [1]
    • I Marchesi di Masino (Ignazio e Giovanni Alessandro Valperga di Masino): Esponenti del potentissimo ramo dei Valperga, legatissimi alle dinamiche dinastiche sabaude. [1]
    • Conte Carlo Gianazzo di Pamparato: Legato alle famiglie nobiliari del monregalese e del cuneese. [1]
    Grandi assenti nella "Stretta Osservanza" ma presenti nella Mystérieuse
    Gli storici dell'araldica e della massoneria notano che, mentre i registri della successiva riforma templare (la Stretta Osservanza) andarono in parte perduti o non registravano determinati nomi, il "piè di lista" (l'elenco ufficiale dei membri) della loggia di Bernezzo includeva storiche famiglie come: [1]
    • I Castellamonte
    • I Birago
    • I Costa di Polonghera
    • I Benso di Cavour (gli antenati del futuro statista Camillo Benso)
    • I Falletti di Villafalletto [1]
    I "Borghesi di Spessore" cooptati dai Nobili
    Bernezzo non limitò la loggia ai soli titoli di sangue, ma vi integrò figure dall'altissimo valore culturale e professionale per elevare l'influenza intellettuale del gruppo. Fra questi spiccavano: [, 2]
    • Sebastiano Giraud: Medico pinerolese stimatissimo che, pur godendo solo di nobiltà personale, divenne uno dei massimi ideologi ed esoteristi della massoneria settentrionale dell'epoca.
    • Gaetano Pugnani: Celebre violinista e Maestro della Cappella Reale di Torino, inserito perfettamente in questo club esclusivo. [, 2]
    Questa fitta rete di duchi, marchesi e conti permise a Bernezzo di godere di una protezione politica impenetrabile all'interno della corte di Torino, rendendo la massoneria del tempo un salotto di potere in cui si decidevano le sorti culturali e burocratiche del Regno. [1, 2, 3]



    Sebastiano Giraud (1735–1803) rappresenta una delle figure intellettuali più poliedriche, affascinanti e influenti del Settecento piemontese. [1]
    Originario di Pinerolo, pur godendo solo di un titolo di nobiltà personale e non di sangue, riuscì a imporsi come la mente ideologica ed esoterica della massoneria piemontese, lavorando a stretto contatto con il Marchese Gabriele Asinari di Bernezzo. Fu un medico stimato, scienziato d'avanguardia e, sul finire della vita, un convinto rivoluzionario giacobino. [, 2, 3]
    Il medico illuminista e il mesmerismo
    Dal punto di vista scientifico, Giraud fu un medico di grande rilievo nella Torino dell'epoca, tanto da essere nominato socio corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino nel 1801 e socio dell'Accademia d'Agricoltura. [1]
    Fu uno dei più accesi e noti sostenitori in Piemonte del mesmerismo (la teoria del "magnetismo animale" formulata da Franz Anton Mesmer). Questa disciplina, sospesa tra medicina e suggestione, cercava di curare le malattie incanalando un presunto fluido invisibile e universale. Per Giraud, la scienza medica doveva unire l'osservazione empirica con le energie invisibili della natura, un approccio che rifletteva perfettamente la sua mentalità esoterica. []
    L'ideologo della massoneria e la rete dei templari
    Mentre Bernezzo gestiva le relazioni politiche ed esterne, Giraud era il vero e proprio motore dottrinale e rituale delle logge torinesi. Il suo percorso iniziatico fu straordinariamente denso: [1]
    • Gli Eletti di Cohen e il misticismo lionese: Insieme a Bernezzo, si avvicinò al gruppo esoterico di Lione fondato dal teosofo Martinès de Pasqually (Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo). Divenne l'anello di congiunzione tra Torino e Jean-Baptiste Willermoz, l'influente mercante di seta lionese che riformò la massoneria in chiave mistico-cristiana. [1]
    • La Stretta Osservanza Templare: Quando a Torino prese piede la riforma tedesca della Stretta Osservanza (che univa la massoneria a una pretesa eredità dei Cavalieri Templari), Giraud divenne l'anima operativa del Direttorio per l'Italia settentrionale. Il suo stemma rituale e la sua "arma" esoterica simboleggiavano la sua altissima autorità nel sistema cavalleresco della loggia. [1, 2]
    • Gli Illuminati di Baviera: La sete di conoscenza e riforme lo portò ad aderire anche al celebre ed enigmatico ordine degli Illuminati di Baviera (la setta radicale e razionalista fondata da Adam Weishaupt). In questa struttura segreta Giraud assunse il nome iniziatico di fratello Eques a Serpente, un esplicito richiamo al Caduceo e al serpente della tradizione medica, uniti al titolo cavalleresco (Eques). []
    La svolta rivoluzionaria e repubblicana
    Mentre molti nobili della loggia La Mystérieuse rimasero fedeli alla Corona sabauda, Giraud vide nelle idee dell'Illuminismo e della Massoneria lo strumento per abbattere le ingiustizie dell'Ancien Régime.
    Con l'arrivo della Rivoluzione Francese e delle truppe napoleoniche in Piemonte (1798), Giraud uscì dall'ombra delle logge segrete per impegnarsi nella politica attiva: []
    • Si dichiarò un repubblicano convinto.
    • Sostenne apertamente l'annessione del Piemonte alla Francia.
    • Ricevette dal nuovo governo repubblicano l'incarico di guidare la riforma del sistema scolastico piemontese.
    • Tra il 1800 e il 1803 fu membro attivo di diverse commissioni governative per riorganizzare lo Stato su basi laiche e moderne. []
    Morì a Torino il 18 settembre 1803, pochi mesi dopo il suo antico compagno di loggia, il Marchese di Bernezzo, lasciando il segno come l'uomo che più di ogni altro cercò di fondere la medicina, l'esoterismo dei templari e l'impegno politico repubblicano in un'unica, coerente visione del mondo. [1]

    La storia del mesmerismo in Piemonte rappresenta un capitolo straordinario in cui la scienza medica d'avanguardia, le aspirazioni illuministe e le società segrete si sono fuse.
    Torino è stata la prima città in Italia a ospitare circoli strutturati ed esperimenti dedicati al magnetismo animale. Questo primato si deve quasi interamente all'iniziativa di Sebastiano Giraud, che tra il 1780 e il 1790 introdusse e praticò attivamente questa dottrina nella capitale sabauda. [1]

    Il Contesto: Il Mesmerismo in Piemonte
    Nel tardo Settecento, le teorie del medico tedesco Franz Anton Mesmer stavano letteralmente travolgendo Parigi e le principali corti europee. Mesmer sosteneva l'esistenza di un fluido fisico invisibile e universale che peradeva il cosmo e connetteva i corpi celesti, la terra e gli organismi viventi. Secondo la sua visione, la malattia non era altro che una cattiva distribuzione o un blocco di questo fluido nel corpo umano; la guarigione si otteneva canalizzando e armonizzando nuovamente questa forza attraverso un "magnetizzatore". [1, 2, 3, 4, 5, 6]
    Mentre a livello ufficiale la corte dei Savoia guardava con forte sospetto a queste pratiche (considerandole potenzialmente sovversive o ciarlataneria), nei salotti privati e all'interno delle logge massoniche l'interesse era altissimo. Per gli intellettuali piemontesi, il mesmerismo non era solo una terapia, ma la prova scientifica di una forza invisibile che governava la natura, allineandosi perfettamente con gli studi di frontiera sull'elettricità e sulla gravità di quegli stessi anni. [1, 2]

    Come veniva praticato da Sebastiano Giraud
    Sebastiano Giraud non era un semplice teorico; egli applicò il mesmerismo in modo sistematico, conducendo esperimenti clinici e sedute terapeutiche direttamente a Torino. La sua pratica si divideva in tre aspetti fondamentali: [1]
    1. L'approccio clinico e terapeutico
    Giraud utilizzava il mesmerismo come un'estensione della sua professione medica, cercando di curare patologie nervose, paralisi e disturbi psicosomatici. La sua tecnica ricalcava quella appresa dai circoli mesmerici francesi (in particolare dalla Società dell'Armonia di Nicolas Bergasse a Lione, con cui la massoneria torinese aveva canali aperti): [1]
    • I "Passi" magnetici: Giraud si posizionava di fronte al paziente e faceva scorrere le mani a breve distanza dal suo corpo, dalla testa verso le estremità, convinto di poter "spostare" e sbloccare il fluido vitale accumulato. [1, 2]
    • Il contatto visivo e la trance: Fissava intensamente il paziente negli occhi per stabilire un "rapporto magnetico". Questo stato provocava spesso nei soggetti sonnolenza, uno stato di forte suggestione o una vera e propria trance ipnotica (quello che più tardi verrà chiamato sonnambulismo artificiale). [1, 2, 3]
    2. L'aspetto esoterico e massonico
    Per Giraud, il magnetismo animale non era scisso dalla sua attività spirituale all'interno della loggia Saint-Jean de la Mystérieuse e della Stretta Osservanza Templare. Egli vedeva nel fluido mesmerico lo strumento fisico attraverso cui si manifestavano le forze spirituali ed energetiche dell'universo. Le sedute di magnetismo venivano spesso condotte in ambienti riservati, frequentati dall'aristocrazia e dai membri delle logge, trasformando la terapia medica in un'esperienza iniziatica collettiva.
    3. La divulgazione filantropica
    Influenzato dall'ala più radicale e pre-rivoluzionaria del mesmerismo francese, Giraud riteneva che il magnetismo fosse una forza di natura democratica: se il fluido apparteneva a tutti gli esseri viventi, la conoscenza per manipolarlo non doveva essere un segreto commerciale per fare soldi, ma doveva essere messa a beneficio dell'umanità per curare i malati. Questo approccio improntato al benessere pubblico fu il preludio alla sua successiva conversione totale alle idee repubblicane. [1, 2]

    L'ostracismo e la fine della pratica
    L'attivismo di Giraud non passò inosservato. Ben presto, la combinazione tra medicina non ortodossa e riunioni segrete aristocratiche attirò le ire delle autorità sabaude. Gli esperimenti e le cure di Giraud dovettero subire il duro ostracismo dei regi decreti, che imposero forti restrizioni e divieti formali alle pratiche magnetiche in pubblico nel Regno di Sardegna. [1]
    Nonostante i divieti, l'opera di Giraud lasciò un'impronta indelebile: spianò la strada in Piemonte per i successivi studi scientifici sulla suggestione e pose le prime, pionieristiche basi di quella che nell'Ottocento sarebbe diventata l'ipnosi clinica moderna. [1, 2]
    Il rapporto tra Sebastiano Giraud, Gian Francesco Cigna e il celebre fisico scolopio padre Giambatista Beccaria rappresenta lo scontro – e al tempo stesso l'intreccio – tra due visioni opposte della scienza nel Settecento piemontese.
    Mentre Beccaria e Cigna incarnavano la rigida ortodossia della fisica sperimentale e dell'elettricismo, Giraud tentava di piegare quelle stesse scoperte fisiche verso territori esoterici e terapeutici attraverso il mesmerismo. Questo triangolo di relazioni si sviluppa lungo linee ben precise. [1, 2, 3, 4]

    1. La genealogia scientifica: Il binomio Beccaria-Cigna
    Per comprendere l'impatto di Giraud, occorre prima inquadrare il legame tra i due giganti della scienza subalpina:
    • Giambatista Beccaria (1716–1781): Chiamato alla cattedra di Fisica all'Università di Torino da Carlo Emanuele III, fu colui che modernizzò la scienza piemontese introducendo il metodo galileiano e la fisica sperimentale di Benjamin Franklin. Beccaria era ossessionato dallo studio quantitativo del fluido elettrico. [1, 2]
    • Gian Francesco Cigna (1734–1790): Fu il più brillante allievo e assistente di Beccaria. Cigna divenne celebre non solo per le sue ricerche anatomiche, ma soprattutto perché nel 1757 fu tra i tre giovanissimi fondatori (insieme al matematico Joseph-Louis Lagrange e al chimico Saluzzo di Monesiglio) della Società Privata Torinese, che nel 1783 si trasformò ufficialmente nell'Accademia delle Scienze di Torino. [1, 2]
    Nonostante il legame maestro-allievo, Beccaria e Cigna entrarono in dura polemica scientifica. Beccaria difendeva la teoria di Franklin a un solo fluido elettrico, mentre Cigna abbracciò l'ipotesi dei due fluidi (positivo e negativo) di Robert Symmer. Tuttavia, entrambi condividevano lo stesso imperativo: la scienza progredisce solo con il calcolo, la misura e l'esperimento empirico in laboratorio. [1, 2]

    2. Il "corto circuito" di Giraud: Dall'elettricità al fluido vitale
    È in questo tessuto accademico che si innesta la figura di Sebastiano Giraud. Giraud non era un estraneo per Cigna e la sua cerchia: era un medico stimato e aggiornato, tanto che decenni dopo l'Accademia delle Scienze stessa lo avrebbe accolto come socio corrispondente. [1]
    Il contrasto sorse quando Giraud tentò di fare un "salto logico" che l'ortodossia scientifica torinese non poteva tollerare:
    • Beccaria e Cigna avevano dimostrato che i corpi viventi possiedono ed emettono elettricità (studi sul sistema nervoso e sulla magnetizzazione tramite scariche elettriche). [1]
    • Giraud utilizzò queste scoperte come "prova" a sostegno del mesmerismo. Per Giraud, il magnetismo animale di Mesmer era la naturale prosecuzione dell'elettricismo di Beccaria. Se esisteva un fluido elettrico che muoveva i nervi, doveva esistere un fluido universale invisibile capace di guarire i corpi. [1, 2, 3, 4]
    Mentre Cigna cercava di mappare il corpo umano con il rigore dell'anatomia, Giraud operava nelle logge massoniche (con il Marchese di Bernezzo) applicando la trance e l'imposizione delle mani sui pazienti torinesi. [1, 2]

    3. I due fronti: Scienza accademica contro Scienza esoterica
    Il rapporto tra queste figure fu dunque di profonda polarizzazione intellettuale, sebbene mediato dal mutuo rispetto per l'istruzione medica:

    L'epilogo istituzionale
    Finché fu in vita, Giambatista Beccaria (morto nel 1781) esercitò un ferreo controllo dogmatico sulla fisica torinese, impedendo che derive mistiche intaccassero l'ateneo. Gian Francesco Cigna continuò su questa linea rigorosa fino alla sua morte nel 1790. [1, 2]
    Tuttavia, la storia diede a Giraud una parziale rivincita istituzionale: con la caduta dell'Ancien Régime e l'instaurazione della Repubblica Subalpina nel 1798, la vecchia rigidezza accademica sabauda crollò. Giraud, da giacobino convinto, ottenne ruoli di primissimo piano proprio nella riorganizzazione dell'istruzione pubblica e fu integrato in quell'Accademia delle Scienze che Cigna aveva fondato, sancendo – almeno temporaneamente – la fusione tra lo scienziato repubblicano e l'antico magnetizzatore delle logge. [1, 2]

    Un esperimento fondamentale che segnò profondamente il panorama scientifico torinese dell'epoca, e che Sebastiano Giraud utilizzò abilmente per giustificare le teorie del mesmerismo, riguarda gli esperimenti pionieristici di Giambatista Beccaria sulla contrazione muscolare tramite scarica elettrica nei corpi organizzati (animali). [1, 2]
    Questi studi, pubblicati decenni prima dei celebri esperimenti di Luigi Galvani, sono descritti nel capolavoro del fisico scolopio, il volume del 1753 intitolato Dell'elettricismo artificiale e naturale. [1]
    L'esperimento della "zampetta del gallo"
    Per dimostrare l'azione del "fuoco elettrico" sui sistemi biologici, Beccaria conduceva esperimenti su animali appena decapitati o su arti recisi. L'esperimento più famoso e spettacolare – ripetuto spesso nelle sue dimostrazioni pubbliche – consisteva nell'applicare una scarica elettrica artificiale (generata da macchine a strofinio o, successivamente, accumulata tramite la bottiglia di Leida) ai nervi della zampa di un gallo. [1, 2]
    Al passaggio della scarica, la zampa dell'animale morto scattava violentemente. Beccaria stesso descrisse quel movimento fulmineo e innaturale con una celebre metafora, annotando che la zampetta si apriva di colpo «come ventaglio di donna che si apra per un colpo»
    I VALPERGA
    I fratelli Amedeo e Alessandro Giovanni Valperga di Masino (quest'ultimo noto anche come Marchese d'Albarey) rappresentano l'ala più colta, influente e radicalmente orientata all'esoterismo della nobiltà piemontese del Settecento [1].
    Mentre il Marchese di Bernezzo gestiva la diplomazia politica e Sebastiano Giraud coordinava gli aspetti scientifico-mesmerici, Alessandro Giovanni Valperga di Masino fu la vera guida spirituale e l'intellettuale di riferimento della loggia torinese Saint-Jean de la Mystérieuse, ricoprendo la carica cruciale di Oratore.
    Il suo percorso lo portò a rifiutare il freddo razionalismo illuminista per abbracciare l'occultismo, la teosofia e il misticismo cristiano di matrice nordeuropea
     Insieme a Giraud e Bernezzo, divenne il punto di contatto in Piemonte per i sistemi esoterici di Martinès de Pasqually (l'Ordine degli Eletti Cohen) e di Jean-Baptiste Willermoz a Lione. Questi sistemi insegnavano la teosofia, la dottrina della reintegrazione degli esseri e la teurgia (la pratica rituale per comunicare con entità spirituali o angeliche).
    • I Cavalieri Beneficianti della Città Santa (Rito Scozzese Rettificato): Quando la massoneria torinese si riorganizzò, Alessandro Giovanni divenne una colonna del nuovo rito mistico-cavalleresco, che intendeva restaurare l'antico spirito dei Cavalieri Templari sotto una luce strettamente cristiana ed esoterica.

    1774: Alessandro Giovanni viene nominato Gentiluomo di Bocca del nuovo re Vittorio Amedeo III, una carica di altissimo prestigio a corte che gli permette di muoversi ai vertici dello Stato senza che il suo attivismo esoterico venga sanzionato.
    1775 - 1777: È il biennio della svolta mistico-occultista. Sotto l'influenza del sistema di Lione, la loggia torinese si converte alla Stretta Osservanza Templare. Alessandro Giovanni riceve il nome iniziatico di Eques a Luna (Cavaliere della Luna), mentre il fratello Amedeo assume il nome di Eques ad Aquilam Albam (Cavaliere dell'Aquila Bianca). Alessandro diventa uno dei massimi dignitari del Direttorio dell'Italia Settentrionale.
    1782: Alessandro Giovanni segue con attenzione i lavori del celebre Convento di Wilhelmsbad (in Germania), il grande congresso mondiale in cui la massoneria templare europea rifiuta le derive politiche radicali per abbracciare definitivamente il misticismo cristiano-esoterico di Willermoz. Albarey si fa promotore di questa linea "purificata" a Torino.

    Alessandro Giovanni Valperga di Masino – Eques a Luna (Cavaliere della Luna)
    La scelta della Luna per l'Oratore della loggia racchiude un profondo significato teosofico e alchemico:
    • Il principio della Riflessione: Nella filosofia massonica di stampo martinista (molto cara ad Albarey), la Luna non brilla di luce propria, ma riflette quella del Sole. Allo stesso modo, l'essere umano (e l'Oratore in loggia) deve purificare la propria mente per diventare uno specchio perfetto in grado di riflettere la Luce Divina e l'Intelletto Superiore sulla Terra.
    • L'Immaginazione Creatrice: Nel misticismo settecentesco, la Luna è associata alle facoltà dell'anima, all'intuito, alla memoria spirituale e alla comprensione dei misteri invisibili (l'occultismo). Si opponeva al Sole, simbolo della ragione fredda, analitica e puramente accademica incarnata da scienziati come Beccaria
    Amedeo Valperga di Masino – Eques ad Aquilam Albam (Cavaliere dell'Aquila Bianca)
    L'Aquila Bianca è uno dei simboli più potenti della tradizione cavalleresca e alchemica:
    • La Rigenerazione Alchemica: In alchimia, l'Aquila Bianca rappresenta il mercurio purificato o lo stadio finale dell'Albedo (l'Opera al Bianco), che indica la purificazione della materia, il superamento delle passioni terrene e il candore spirituale.
    • Il Volo verso l'Alto: L'aquila è l'unico animale capace di fissare direttamente il sole senza bruciarsi gli occhi. Per un cavaliere templare del Settecento, simboleggiava il coraggio di innalzarsi sopra le contingenze politiche dell'Ancien Régime per contemplare le verità eterne
    Sebastiano Giraud – Eques a Serpente (Cavaliere del Serpente)
    Il medico della loggia scelse un nome strettamente legato alla sua duplice identità di scienziato e occultista:
    • Il Caduceo e la Medicina: Il serpente è il simbolo universale dell'arte medica (il bastone di Asclepio).
    • La Conoscenza Esoterica: Nella tradizione gnostica e teosofica, il serpente simboleggia la sapienza segreta, la prudenza e la forza vitale che si rinnova cambiando pelle. Per Giraud, rappresentava l'energia invisibile del fluido magnetico (mesmerismo) che egli cercava di canalizzare per guarire i corpi e riformare la società.
    L'antagonista: Joseph de Maistre – Eques a Floribus (Cavaliere dei Fiori) [1]
    Il filosofo savoiardo, che si scontrò duramente con Bernezzo per l'indipendenza delle logge piemontesi, assunse questo nome nel Capitolo di Chambéry. [1]
    • Significato: I fiori rappresentano l'armonia della natura, la promessa del frutto e l'aspetto mistico ed estetico della Creazione. De Maistre, pur essendo un giurista rigoroso, era profondamente attratto dall'esoterismo provvidenziale e cristiano, e vedeva nei simboli della natura i caratteri scritti da Dio.
    Alessandro Valperga di Maglione – Eques a Sinceritate (Cavaliere della Sincerità)
    Un altro esponente del ceppo dei Valperga attivo nei circuiti massonici subalpini. Il suo nome evidenziava la virtù morale cavalleresca per eccellenza: la trasparenza e la lealtà d'intenti tra i fratelli, elemento cruciale in un'epoca di fitte trame diplomatiche e sospetti politici.

    1792 - 1794: Con lo scoppio della Rivoluzione Francese e il Terrore, l'atmosfera a Torino cambia radicalmente. La monarchia sabauda inizia a perseguitare le logge, temendo che nascondano complotti giacobini. Nonostante la loro totale fedeltà al re e il loro orientamento spirituale (anti-materialista), i fratelli Valperga di Masino sono costretti a sospendere i lavori rituali della Mystérieuse per evitare l'arresto o il declino politico.

    CASANOVA E LA MYSTERIEUSE

    • 1750: Durante il suo viaggio verso Parigi, Casanova viene iniziato alla Massoneria a Lione, all'età di 25 anni, all'interno della loggia Amitié amis choisis. Pochi mesi dopo, a Parigi, riceve il grado di Maestro Massone. [1, 2, 3]
    • 1755 (24 luglio): Di ritorno a Venezia, viene arrestato dagli Inquisitori di Stato e rinchiuso nei famigerati Piombi. Tra i capi d'accusa formali figurano l'empietà, la pratica della magia, del gioco d'azzardo e l'appartenenza alla Massoneria (la polizia trova e sequestra i suoi abiti e paramenti rituali). [1, 2, 3]
    • 1756 (31 ottobre): Compie la sua rocambolesca ed epica fuga dai Piombi. Nelle dinamiche della sua latitanza e protezione internazionale, la rete di solidarietà e accoglienza tra "fratelli" massoni sparsi nelle varie corti europee si rivelerà vitale. [1, 2, 3]

    Il Rapporto di Casanova con Torino
    Casanova visitò Torino per ben sette volte nel corso della sua vita, attratto dal fascino della corte sabauda ma costantemente infastidito dal rigidissimo controllo poliziesco. Tra i soggiorni più significativi si ricordano quello del 1750 (in occasione delle nozze reali di Vittorio Amedeo III) e i passaggi negli anni '60 del Settecento. [1, 2, 3, 4]
    I canali di contatto tra Casanova e l'ambiente della nascente loggia torinese Saint-Jean de la Mystérieuse poggiavano su precisi presupposti:
    1. I canali lionesi: Casanova era stato iniziato proprio in quel circuito di Lione da cui la massoneria piemontese (attraverso Sebastiano Giraud e i fratelli Valperga di Masino) importava i riti teosofici e le correnti dell'occultismo.
    2. L'uso utilitaristico della loggia: Per sua stessa ammissione, per un avventuriero, barbaro e letterato privo di un patrimonio solido come lui, la Massoneria serviva a "livellare" le differenze sociali. Entrare in una loggia significava potersi sedere allo stesso tavolo di ministri, diplomatici e marchesi del calibro di Bernezzo o Sabatier de Cabre, ottenendo lettere di raccomandazione, fidi bancari e protezione politica. [1, 2, 3, 4]
    3. Il magnetismo e l'alchimia: Nei suoi soggiorni torinesi, Casanova si spacciò frequentemente per esperto di cabala, esoterismo e alchimia per affascinare i nobili locali. Questo era lo stesso identico terreno culturale che avrebbe spianato la strada agli esperimenti sul mesmerismo condotti pochi anni dopo da Giraud. [1, 2]

    La Visione di Casanova sul "Segreto" Massonico
    Nessuno meglio di Casanova ha saputo descrivere l'essenza psicologica e sociologica delle logge dell'Ancien Régime. Nelle sue memorie, liquidò il grande mistero della libera muratoria con una riflessione rimasta celebre nella storia della storiografia esoterica: [1]
    «Il segreto della Massoneria è inviolabile per sua propria natura, poiché il massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso [...]. Questo segreto sarà dunque sempre un segreto.»
    Per Casanova la loggia non nascondeva complotti politici, bensì un codice di riconoscimento e di mutuo soccorso tra le menti più brillanti, curiose o influenti del secolo, lo stesso codice che permetteva a un diplomatico francese, a un marchese piemontese e a un avventuriero veneziano di intendersi al primo sguardo

    1750 (Maggio - Giugno): Il primo vero soggiorno e i palchi reali [1]
    • Il contesto: Casanova giunge a Torino in occasione dei fastosi festeggiamenti pubblici per le nozze reali tra l'erede al trono Vittorio Amedeo III e Maria Antonia di Spagna. Frequenta assiduamente il neonato Teatro Carignano. [1]
    • L'avventura galante: Incontra una bellissima e affascinante sarta piemontese che lavorava per la corte. Pur travolta dal corteggiamento di Casanova, la donna mantiene una certa prudenza dovuta al severo clima morale imposto dalle autorità di vigilanza sabaude sulle giovani nubili.
    1760 (Novembre - Dicembre): L'affare della "Contessa" e la truffa alchimistica
    • Il contesto: È un Casanova all'apice del suo personaggio di avventuriero cosmopolita. Si presenta a Torino con il falso titolo auto-attribuito di Chevalier de Seingalt e alloggia presso una nota locanda vicino a Piazza Castello. [1]
    • L'avventura galante: Si lega a una sedicente nobile e avventuriera russa, da lui chiamata la "Contessa ABC" (storicamente identificata con una truffatrice internazionale). La passione si consuma tra cene private, sale da gioco e scommesse d'azzardo.
    • L'intrigo: Sfruttando la credulità della donna e di alcuni nobili torinesi incontrati nei salotti, Casanova millanta grandi poteri cabalistici e occulti (lo stesso espediente con cui derubava la Marquise d'Urfé a Parigi). Promette di trasformare metalli vili in oro e di svelare i segreti della longevità, finché i sospetti del Vicario di Polizia non lo spingono a lasciare la città. [1]
    1762 (Settembre - Ottobre): Il "Menage a Trois" e la cacciata da Torino
    • Il contesto: È il soggiorno torinese più celebre, drammatico e documentato nelle memorie. Casanova arriva in città fuggendo da altre disavventure e decide di affittare una casa privata per muoversi con maggiore discrezione.
    • L'avventura galante: Si innamora perdutamente di Marcolina, una giovane, colta e bellissima veneziana. Marcolina, tuttavia, è legata da un rapporto ambiguo al banchiere ed evaso di prigione Giuseppe Dell'Aglio. Ne nasce un bizzarro, libertino e dispendioso ménage à trois che scandalizza la puritana aristocrazia locale. [1]
    • La fine: Il Vicario di Polizia di Torino, informato dei costumi scandalosi della casa e del vorticoso giro di denaro e debiti di gioco, emana un decreto formale di espulsione. Casanova e i suoi compagni vengono scortati fuori dai confini del Regno di Sardegna.
    L'Asse Lione-Torino
    Casanova era stato iniziato ai gradi superiori della massoneria proprio a Lione nel 1750 [1750]. Quando Honoré Sabatier de Cabre fondò La Mystérieuse a Torino nel 1765, lo fece importando i rituali e agganciandosi proprio al medesimo circuito teosofico e nobiliare lionese che Casanova conosceva a fondo. [1]
    Il Salotto preparatorio
    Nei suoi soggiorni del 1760 e 1762, Casanova frequentò intensamente gli stessi identici salotti privati di quegli aristocratici (come i Valperga di Masino, i San Martino di Parella e i Dal Pozzo della Cisterna) che da lì a pochissimi anni avrebbero costituito il nucleo fondatore e il "piè di lista" della loggia di Sabatier de Cabre e del Marchese di Bernezzo.
    Per Casanova, l'appartenenza muratoria era un "passaporto segreto": pur non avendo firmato il registro della Mystérieuse (poiché la loggia nacque ufficialmente tre anni dopo la sua espulsione dal Piemonte), egli beneficiò della fitta rete di solidarietà e accoglienza che i singoli nobili torinesi massoni garantivano ai fratelli in viaggio per l'Europa

    L'ACCADEMIA DELLE SCIENZE E MASSONERIA

    L'Accademia delle Scienze di Torino, fondata originariamente nel 1757 come Società Privata da Gian Francesco Cigna, Joseph-Louis Lagrange e dal Conte di Saluzzo, ha mantenuto per tutto il Settecento un legame a doppio filo con la Massoneria aristocratica della capitale subalpina. [1]
    Molti dei suoi scienziati, medici e matematici di punta erano contemporaneamente alti dignitari delle logge torinesi (come la Saint-Jean de la Mystérieuse e la Stretta Osservanza). Essi vedevano nella ricerca scientifica la continuazione logica della loro ricerca esoterica sulle forze invisibili della natura.
    Le principali figure storiche dell'Accademia che vissero questa doppia appartenenza includono:
    1. I Soci Fondatori e Protettori
    • Conte Giuseppe Angelo Saluzzo di Monesiglio (1734–1810): Chimico di valore internazionale ed esponente di punta della cerchia fondatrice dell'Accademia (allora Società Privata). Saluzzo era un aristocratico inserito profondamente nei ranghi della Massoneria torinese d'alto rango. Sfruttò la sua immunità politica e nobiliare per proteggere sia i laboratori scientifici sia i salotti massonici dalle prime ondate di sospetto poliziesco sabaudo.
    • Marchese Giovanni Battista d'Oncieu de la Bâtie (1731–1804): Ingegnere militare, cartografo d'avanguardia e Socio d'Onore dell'Accademia delle Scienze. Sul piano iniziatico, fu una delle colonne operative della massoneria militare savoiarda e piemontese, mantenendo stretti contatti con il polo massonico di Chambéry (Aux trois mortiers).
    2. L'Ala Medica, Chimica e Magnetica
    • Sebastiano Giraud (1735–1803): Già menzionato come la mente dottrinale della Stretta Osservanza (Eques a Serpente), Giraud fu ammesso come Socio Corrispondente dell'Accademia nel 1801. Giraud incarna l'anello di congiunzione perfetto: portò nell'Accademia le sue conoscenze anatomiche e mediche tradizionali, mentre usava i laboratori per studiare i fluidi invisibili (l'elettricità) con cui giustificava le sue pratiche mesmeriche ed esoteriche in loggia.
    • Giuseppe Antonio Bonvicino (1741–1816): Celebre medico, chimico e naturalista piemontese, membro effettivo dell'Accademia delle Scienze dal 1801. Massone attivo e repubblicano convinto, Bonvicino collaborò strettamente con Sebastiano Giraud durante gli anni della Repubblica Subalpina per la laicizzazione della scienza e la riforma delle accademie.
    3. I Fisici dell'Età dell'Oro e della Transizione
    • Giovanni Antonio Maria Vassalli-Eandi (1761–1825): Fisico e scienziato torinese di rilievo europeo, fu l'allievo prediletto di padre Giambatista Beccaria e divenne Segretario perpetuo dell'Accademia delle Scienze. Vassalli-Eandi visse la transizione drammatica di fine secolo: frequentò gli ambienti colti delle logge torinesi (da cui apprese l'interesse per la filantropia e il galvanismo) e sotto il governo francese divenne l'uomo di punta per la modernizzazione della scienza piemontese, integrando le istanze di Giraud e superando il rigido conservatorismo teologico del vecchio Beccaria

    Gli ufficiali dell'Armata d'Italia (Fine XVIII secolo): Il flusso massonico francese divenne massiccio con le campagne napoleoniche. Massoni transalpini d'altissimo rango come il generale Jean Andoche Junot e lo stesso figliastro di Napoleone, Eugenio di Beauharnais, non visitarono semplicemente l'Italia, ma ne ridisegnarono la mappa iniziatica fondando nel 1805 il primo Grande Oriente d'Italia a Milano, trasformando le logge d'importazione in istituzioni di Stato

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